sábado, 14 de septiembre de 2013

Il Mausoleo di Mao


 "Distruggetelo". Vedo Ictinio dare l'ordine, se solo avesse saputo che la sua opera maestra sarebbe servita da pretesto per questa strana fusione fra una torta di matrimonio ed il Partenone, al margine meridionale della Piazza dell'Armonia Celeste. Qui, secondo una tradizione comunemente accettata, è custodita a futura memoria la salma incorruttibile del Grande Timoniere.

 Entrare è un esercizio di pazienza e rispetto dell'impenetrabile millenaria burocrazia cinese; cui, nonostante tutto, ci pieghiamo a centinaia ogni minuto. Si vedono poche facce occidentali - incontro con lo sguardo un'anziana signora statunitense. L'infinita varietà somatica del popolo cinese si rispecchia lungo il centinaio di metri del percorso forzato da barriere metalliche.

 Chi sono queste migliaia di esseri umani che si separano dal contatto con il loro telefono cellulare per passare pochi secondi nella silenziosa contemplazione della maschera di cera di un fantasma del passato, un uomo cui nulla li lega, nel loro presente di centri commerciali, pubblicità di automobili di lusso e fondi di investimento, T-shirt dalle frasi americanizzanti? Chi è per loro il Presidente Mao-Tze-Dong?

 Chi vuole rendere omaggio alla salma deve spogliarsi di ogni apparenza della modernità. Borse, zaini e macchine fotografiche sono proibite. Il telefono cellulare è permesso solo se spento. Non si possono fare fotografie. Non ci si può fermare a contemplare l'architettura dozzinale, gli affreschi naturalisti monumentali dove i trionfi dell'Armata Rossa sostituiscono eremiti e pescatori, il corpo imbalsamato dell'Uomo ad un gesto del quale l'intera Cina si slanciava con entusiasmo irrefrenabile verso il prossimo Salto in Avanti. La marea umana deve continuare, senza soste, senza intoppi. I bambini, cui le famiglie (poche in verità) hanno comprato lo striminzito mazzetto di crisantemi a 3 yuan, hanno pochi secondi per depositarlo nell'apposito spazio regolamentare. Se esitano, o si guardano attorno sperduti, le Guardie Rosse - giovanissime reclute nate ben dopo la morte di Mao e lo smantellamento della Banda de Quattro - si spazientiscono. È un continuo invitare nervosamente la coda a muoversi, a camminare, a circolare più rapida: vigili che regolano il traffico della memoria.

 A dove si dirige il nostro viaggio? Ripenso alla morte del Grande Timoniere, il giorno prima del mio decimo compleanno, il primo da orfano. "Mao" era un presenza familiare del nostro Pantheon personale di buoni e cattivi della Guerra Fredda. Erano ancora lontani i tempi dell'operazione di riscoperta propagandistica della memoria storica che avrebbe trasformato il Maestro del Proletariato in un lunatico oppio- e ballerine-dipendente. La Rivoluzione Culturale avrebbe risuonato nelle nostre orecchie per molti anni come la negazione del Pranzo di Gala in cui la sinistra dell'Occidente capitalista aveva trasformato ogni aspirazione di cambio sociale. Per alcuni Mao era un eroe rivoluzionario; per altri, nonostante errori ed eccessi, un baluardo contro la strapotere del capitalismo; per molti solo un altro compagno che sbaglia. Il bambino che ero capiva che lo stendardo nero a coprire l'angolo del ritratto di un uomo sconosciuto in un paese lontano avrebbe cambiato qualcosa anche nella sua vita. Il suo volto rubizzo mi chiamava.

 Ma chi è Mao-Tse-Dong per questi uomini e donne che piangono sommessamente, abbassano il capo in silenzio, ammutoliti insieme al loro smartphone di ultima generazione? Che ricorda loro il ribrezzo di questa statua di cera? Per chi piangono? Per chi fu la vittima della follia e dell'ansia collettiva di creare l'Uomo Nuovo? Per il tempo che questa follia ha rubato alla loro stessa vita? Per chi resta intrappolato nei meandri della Storia, salendone solo come vittima di un carnefice paranoico, o di sé stesso?

 Non sono più di dieci secondi. All'uscita dalla sala dove il corpo del Grande Timoniere (o è solo una statua di cera?) giace coperto dalla bandiera rossa con la falce ed il martello, i visitanti si accalcano agli stand che vendono ogni tipo di paccottiglia ispirata al Grande Timoniere, Partecipo alla catarsi consumista comprando per 12 Euro un orologio da tasca - bene ormai antiquato e raro in Occidente. Il giovane comandante dell'Armata Rossa scruta orgoglioso l'orizzonte come da manuale di iconografia socialista. Nella strada strombazzano auto nere con i vetri oscurati. Ci sciogliamo come cera al caldo dell'estate pechinese.

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